Politica

L' Huffington Post  09. Marzo 2016

 

Mattarellum I: papa secundus

<Habemus papam secundum: Mattarellum primus !>. E se il primo, Francesco, fa il suo mestiere anche se in maniera insufficiente, il secondo a qualche anno dalla sua intronazione incomincia a pesarci sulla testa come un macigno. Boccuccia di miele e mistificatore raffinato delle sue più scorie che vicende familiari (padre boss politico e mezzo mafioso, mandante in società con altri della prima strage di antistato, la strage di Portella della Ginestra del 1. Maggio 1947 alquale da morto è stata intitolata, meglio "dedicata", una via di Bagheria che l' illustra alta carica istituzionale non degna di fare allontanare in quanto offesa ai morti e all' Italia, ma gloria dell' italy ; fratello nr.1 caduto nell' oblio per certe sue oscure scorribande; fratello nr.2  assassinato da mani pietose per ragioni che nessuno, neanche il Mattarellum giurista e politicante (o qualche altro "qualcuno"), è riuscito sino ad oggi e, chissà, anche in futuro a rivelarci; nonni e bisnonni materni illustre querce dell' alta mafia alcamese; nonni paterni avvolti nel mistero; figlio primogento luminario di scienze amministrative, consulente dell attuale ministrella Madia e, pertanto, coperto da una pesantecoperta che va sotto il nome di conflitto d' Interesse. Ma al papa secondo, Mattarella I, il destino "crudelio" e la fortuna dagli occhi bendati ha riservato sempre successo: studente in un noto istituto religioso di Palermo; professore, si fa per dire, di Diritto senza aver seguito per diventare tale il percorso d' uso in Germania (studio e ricerca, esame di abilitazione per diventare "Ordinarius", etc.); colleggi elettorali sicuri in sud e nord italy per poter diventare "norevole", ministro della difesa e, amarus in fundus, giudice costituzionale per tali meriti speciali e, infine, per volontà di chissà quale Suprema Commissione Nazionale costituita da 5 entità (tra le quali le consorelle mafia e 'ndragheta e i confratelli "deviati" di istituzioni repubblicane) e imposizione di arcinote e disoneste maggioranze politico-parlamentari - giammai in concorrenza con esemplari cittadini - e grazie al mancato ricorso ad u voto democratco e popolare legittimante:  presidente della Repubblica non "primus inter pares".

L' Huffington Post   07. Marzo 2016                                                                                                    

                                           Renzi e i 5mila . . . in Libia                                                                          

Il <mini napolion> italiota e <bimbo-minchia> Renzi è ,insomma, il c.te supremo delle forze disarmate d' italy che, privo di ogni legittimazione politica (voto democratico e popolare), ma forte della sua manovra di sciacallaggio per spodestare un Letta jr. vuoto e superfluo - anche questo fantoccino orfano della stessa legittimazione democratica e popolare -, <non intende mandare 5.000 soldati in questa Libia> che altra sarebbe stata, se fosse stato realizzato il sogno dei due compari, Berlusconi e Gheddafi (il primo già morto prima del secondo), di far sposare beduini del deserto a ragazze italiane.

Vivo è ancora il ricordo di quella uscita cretina onorata dal carosello cavallersco di Villa Giulia che vide la corsa di piumati cavalieri della storicamente buttanissima "Benemerita" del disonestamente superpagato c. le c.te del tempo, "scontrarsi" con i beduini cavallerizzi libici. Che vergogna !

"Italienische Politik über alles und alle", ieri come oggi, sempre in cerca di un Heinrich Hoffmann von Fellersleben italiota, questa volta in una isola dell' utopia in versione di Insel Helgoland, al tempo in possesso del Regno Unito, dove il il 26. Agosto 1841 fu composto il testo, successivamente cantato ufficialmente sul Jungfernstieg di Amburgo il 5. Ottobre dello stesso anno, la cui melodia del 1797 fu ripressa dalla Kaiserlied di Joseph Haydn - l' inno uffiiciale e popolare Gott erhalte Franz, der Kaiser, composto in onore dell' allora römisch-deutschen Kaiser Franz II della Casa dell' Austria come collegamento all' Alten Reich. Al centro dell' inno stava più il concetto di Nazione che il monarca.

5mila soldati italiani al comandi di chi ?, nessuno lo ha chiesto (lo chiede e chiederà mai) all' ex pupo fiorentino da quel ch' è rimasto della lontana Unione Europea che al posto del quale non vorrebbe trovarsi in ogni occasione tra le palle un litigioso e vanesio concorrente, bensì - almeno per comportamenti ufficiali e qualcosa di più - un composto Angelino Alfano.

5mila soldati ed una pletora di disonestamente superpagati generali - a loro volta sotto il comando supremo di un <bimbo-minchia> già avvezzo, assieme al <grande> del Quirinale, a vederseli gironzolare intorno senza averli mai sottoposti alla prova di resistenza di una corsa a più giri intorno ad un Colosseo romano affollato di ratti, gatti, italiani e romani, turisti, etc., incazzati ad applaudirli e veder sputar loro sanngue e sudore.

Pertanto dai Mille di Garibaldi in Sicilia ai 5mila di Renzi in Libia ?

Proviamoci, se ne vale il pene !

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Categoria: Politica

L' Huffington Post   26. Febbraio 2016

Juncker a colloquio con Renzi e Mattarella a Roma

Sul <bimbo-minchia>, Renzi: bene riforme una minchia, Monsieur Juncker. Tenga chiuso il becco e lo apra soltanto per dire cose sensate su questa italy. Jobs act, nuovo senato, unioni incivili ed altre cazzate sono buone riforme per lei ? Ma come minchia ha goverato il suo paese ? Ovvero l' ha malgovernato ?

Palermo: la fine ingloriosa dell' Orlando <'nfuriatu> è ancora lontana

Introductio

Il Prof. Leoluca Orlando ritornato a Palermo con fascia tricolore e un tascapane pieno di valori italiani dipietristi, esperienze maturate ed acquisite negli anni della sua vacanza romana e milioni, tanti milioni o una pioggia di milioni (47 !), come ha scritto la Repubblica, oggetto di contestazioni infantili tra un inutile e svuotato ex-sindaco Cammarata e la novella Diana  nel Palazzo delle Aquile, alias degli uccelli rapaci, che costringerà i palermitani e pellegrini che si recheranno nella mecca della malapolitica isolana a tenere sempre a portata di mano un' umbrella.